Lo strano destino di Corvino (e del Lecce): bidoni all’andata, fenomeni al ritorno

C’è una categoria di pseudo-tifosi del Lecce che meriterebbe un manuale a parte, un piccolo trattato sulla dissonanza cognitiva applicata al calciomercato. Sono quelli che, puntualmente, appena Pantaleo Corvino pesca l’ennesimo semisconosciuto da un campionato minore o da una panchina dimenticata, esplodono in un coro di “bidoni”, “scarti”, “quarta scelta”. Lo fanno con sicumera, senza aver visto nemmeno un minuto del giocatore in questione. Solo perché non lo conoscono. E se non lo conoscono loro, allora non può essere buono.
Poi, qualche mese dopo, quando quello stesso sconosciuto si rivela un prospetto interessante, magari fa una buona stagione, oppure viene rivenduto con una plusvalenza, ecco che la musica cambia: “I migliori li vendiamo sempre”, “Non c’è mai continuità”, “Così non si cresce”. E si passa, nel giro di una sessione di mercato, dal “non vale una pippa” al “era il nostro top player”.
È una schizofrenia sportiva che ormai fa parte del folklore leccese, ma che andrebbe presa sul serio per quanto è dannosa. Perché mina la credibilità di un progetto fondato sulla competenza, sulla visione e sul coraggio di puntare su ciò che ancora non è mainstream. Corvino non è infallibile — e lo sa benissimo — ma ha costruito un modello riconosciuto in tutta Italia, e fuori: compra basso, forma, valorizza, rivende. È l’unica strada sostenibile per una realtà come Lecce. Chi finge di non capirlo, o fa finta di scandalizzarsi ogni volta che un buon giocatore viene ceduto, o è in malafede, o ha la memoria corta.
Quello che manca a certi tifosi non è l’amore per la maglia, ma l’umiltà del silenzio: quel momento in cui, se non sai chi è un calciatore, ti fermi, osservi, aspetti. Non è una debolezza: è solo rispetto per chi ne capisce più di te. E Pantaleo Corvino — piaccia o no — di calciatori ne ha visti e lanciati più di quanti la maggior parte di noi riuscirà mai a ricordare. Forse, ogni tanto, sarebbe il caso di ricordarlo.
A cura di Daniele Capone / FootballPress



